Tesssuti e ornamenti vari nel Rinascimento, parte 2

L’amore per il bello e il bisogno di raffinatezza che caratterizzarono il Rinascimento, influenzarono anche la lavorazione del cuoio, che fu usato nelle rilegature dei libri, spesso adorni anche di borchie di metallo e di pietre preziose. Molti altri oggetti di arredamento e di uso personale, quali paraventi, cuscini, cofani, scatole per guanti, foderi per pugnali, astucci da profumi, borsette da viaggio e stivaletti, si avvalsero di questa arte per ottenere una nuova forma di decorazione. In Toscana il cuoio, ornato di disegni d’oro stampato, fu usato per ricoprire i sedili e i dorsali della seggiole e spesso servì anche per rivestire pareti e decorare mobili. Anche la lavorazione dell’avorio per modellare i crocefissi sulle testate dei letti, e la lavorazione dell’alabastro per modellare eleganti vasi, ebbero in questo periodo grande risonanza.

A conclusione di questa analisi, se pur sommaria, delle arti minori che nel Rinascimento hanno avuto tanta importanza nell’arredamento e nel costume, è interessante e curioso terminare con una divertente descrizione della tavola e dei conviti del Rinascimento veneziano del Molmenti:

” Sulle tavole le fontane d’argento, i cucchiai dorati, i coltelli col manico cesellato con figurine, stemmi e fregi, gareggiavano in eleganza con le maioliche più ricercate, coi nappi e le guastade muranesi, mirabili. I vasi di rame, ove si mettevano a diacciare le bibite, erano incisi a disegni damaschini; perfino gli stuzzicadenti erano d’oro e su alcune mense signorili si videro fin dal secolo XV le forchette che per tutto il Cinquecento in Europa erano rarissime………. ” Dinanzi alle tavole erano disposti trespoli, scanni, sedie d’ogni forma. Le salviette si accomodavano a forma di mitra, di turbante, di colonna, di piramide, di barca e andavano qualche volta adorne di una banderuala con l’arme di ciascun commensali……. ” All’inizio e al finire del pranzo era data alle mani in coppe e mescirobe d’oro o d’argento, l’acqua distillata con profumi di rose”.

E, del resto, per avere un’idea esatta dello sfarzo dei costumi, della disposizione dei commensali, della ricchezza dell’ambiente in cui si svolgevano questi conviti, basta guardare i celebri quadri del Veronese: “Le nozze di Cana” e “Il convito in casa Levi”.

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